Aumento delle energie rinnovabili, come cambieranno i prezzi dell’energia

Il rapido incremento delle fonti di energia rinnovabile ha determinato, negli ultimi 5 anni, un cambiamento nel panorama energetico, che ha subito, inoltre, le conseguenze legate a una crisi pandemica di impatto mondiale.

Mai come in questo momento, la situazione dei prezzi di energia elettrica e gas sembra essere influenzata da variabili esogene, tanto imprevedibili quanto repentine.

Con riferimento al livello generale dei prezzi in ambito energetico, l’incremento dei sistemi di produzione di energia eolica e solare sembrerebbe aver determinato, in una prima fase, un abbattimento dei costi, considerando la disponibilità potenzialmente illimitata di sole e vento, soprattutto in determinati periodi dell’anno.

In realtà, negli ultimi 12 mesi si è verificato, nel mercato europeo e in particolare quello italiano, un aumento dei prezzi nelle bollette di energia elettrica e gas naturale, nonostante nel nostro territorio stia proliferando l’installazione di sistemi che impiegano pale eoliche e impianti fotovoltaici per la produzione di energia, sia a livello domestico che industriale.

In questo panorama, le previsioni sull’andamento dei prezzi dell’energia, nel breve e medio periodo, sono piuttosto complesse da tracciare, poiché su questi valori incidono in modo significativo la domanda globale, l’offerta di energia e, soprattutto, incognite legate alla situazione mondiale, molto difficili da prevedere con anticipo.

aumento energie rinnovabili

 

La diminuzione dei prezzi nel settore delle energie rinnovabili: una panoramica mondiale

A livello mondiale, il costo delle energie rinnovabili ha riscontrato una progressiva diminuzione.
Questa tesi è supportata dai grafici resi disponibili dagli studi più autorevoli in materia, tra cui il World Economic Forum, organizzazione svizzera che concentra parte delle proprie energie nella promozione di politiche incentrate sul risparmio energetico e l’incentivazione all’utilizzo di energie rinnovabili.

Per quanto riguarda il settore dell’energia solare, infatti, negli ultimi 24 mesi si sono verificate drastiche riduzioni nei costi, in percentuale pari all’82%, con un -47% per quel che attiene al contesto solare a concentrazione.

Anche i prezzi dell’energia prodotta con l’eolico offshore ha registrato una considerevole diminuzione, quantificata nel 29%.
In gergo tecnico, sono denominati impianti eolici offshore i parchi eolici implementati su aree di specchi d’acqua, preferibilmente mari e oceani, sfruttando i venti per produrre energia elettrica.

Oltre il 50% degli aumenti della capacità rinnovabile, nel corso del 2019, ha registrato costi energetici di gran lunga inferiore, se comparati alla centrale a carbone con minori costi di gestione.

Per la prima volta, i prezzi dell’energia prodotta con gli impianti eolici e solari sono scesi al di sotto di 0,05$/kWh.

Da notare, invece, che i costi di produzione energetica mediante l’impiego di combustibili fossili sono compresi in un range tra 0,05 e 0,18$/kWh.

Non è necessario essere esperti in economia o nel settore energetico per comprendere, a colpo d’occhio, che se l’andamento dei prezzi delle energie rinnovabili continuerà a seguire il trend ribassista, i costi di produzione con tali fonti saranno sempre più competitivi, rispetto a quelli connessi alle fonti tradizionali.
Ma non solo, perché generare elettricità mediante impianti solari ed eolici non significa solamente una diminuzione dei costi, ma si traduce in minori livelli di emissione di CO2.

Analizzando questi dati, è immediato pensare che, grazie alla diminuzione dei costi connessi alla produzione di energia elettrica dovrebbe accompagnarsi un decremento delle spese energetiche in termini globali e, con un effetto a cascata, a favore delle Pubbliche Amministrazioni, dei cittadini privati e delle imprese.

In realtà però, come detto precedentemente, negli ultimi 12 mesi abbiamo assistito al fenomeno contrario, a causa dell’aumento dei costi di produzione di energia attraverso fonti tradizionali, che rappresentano ancora lo strumento principale di erogazione dell’energia.

L’aumento dei prezzi dell’energia in Italia nei prossimi 12 mesi: uno sguardo d’insieme

Come evidenzia un recente rapporto dell’ARERA, l’Autorità di Regolazione per l’Energia, le Reti e l’Ambiente, nei prossimi 12 mesi si verificheranno forti aumenti nei prezzi dell’energia elettrica e del gas naturale provenienti da fonti tradizionali.

In particolare, le percentuali si attestano al 9,9% per la prima e al 15,3% per la seconda, laddove l’incremento è determinato dall’impennata del costo delle materie prime, soprattutto del gas.

In molti si domandano, tuttavia, come sia possibile che, nonostante la produzione di energia da fonti rinnovabili, il mercato sia ancora così dipendente da quelle non rinnovabili e, in misura preponderante, dalle forniture di gas provenienti dai mercati esteri.

La spiegazione è piuttosto complessa e deriva dall’interrelazione fra fattori diversi, che riguardano:

  • la produzione discontinua di energia elettrica da fonti rinnovabili;
  • la diminuzione della domanda energetica negli ultimi 18 mesi, sia a livello di consumi privati che industriali;
  • l’aumento degli investimenti infrastrutturali nel settore delle energie rinnovabili che, a fronte di consumi drasticamente ridotti a causa della pandemia, hanno immobilizzato ingenti capitali;
  • l’aumento dei prezzi delle fonti di energia non rinnovabile, a seguito della ripresa economica dopo la pandemia.

Non è semplice determinare in quale misura questi fattori incidano sull’incremento dei prezzi che l’ARERA ha stimato si verificheranno nelle bollette energetiche di luce e gas nel corso dei prossimi mesi.

Al continuo rialzo dei costi delle materie prime, infatti, si sono aggiunti quelli, in rapida ascesa, delle concessioni per l’emissione di CO2, causa di un incremento di oltre il 20% nelle bollette.

In quest’ultimo caso, il Governo italiano ha deciso di intervenire tempestivamente, con un provvedimento volto a diminuire gli oneri generali, soprattutto nell’ultimo trimestre dell’anno.
Con l’approvazione del Decreto Lavoro e Imprese, infatti, il Governo ha stanziato 1,2 miliardi di euro in favore dell’abbattimento degli oneri di sistema.

Perché, a fronte di una diminuzione dei costi marginali dei prezzi dell’energia proveniente dalle centrali eoliche e dagli impianti fotovoltaici, si verifica un aumento delle spese che le famiglie e le imprese sosterranno per l’acquisto di energia?

A quanto pare, gli effetti del contenimento dei costi, per quanto riguarda le fonti di energia non rinnovabile, non sono sufficienti a contrastare l’andamento dei prezzi, sempre crescente, per l’approvvigionamento di energia elettrica e gas naturale.
Come evidenziato nel rapporto ARERA, infatti, le cause e gli effetti degli aumenti dei prezzi dell’energia sono connessi al notevole trend di crescita riscontrato nei prezzi di acquisto delle materie prime.

La crescita di oltre il 30%, verificatasi nei mesi da aprile a giugno del 2021, è chiaramente collegata all’impennata nei prezzi della CO2, che hanno registrato valori pari a 50€/t.

Come mai un incremento così significativo?

Le ragioni sono riconducibili, principalmente, alle politiche in ambito europeo di contenimento degli effetti dannosi per l’ambiente dei gas serra. Per ottenere una diminuzione dell’impiego di CO2, quindi, sono stati innalzati i costi, principalmente legati alle concessioni per l’uso di questa materia prima.

Gli effetti di tali incrementi non si stanno verificando solamente in Italia, ma anche in altri contesti europei, soprattutto in Spagna e Francia.

Quali saranno le ripercussioni per le spese elettriche a carico di nuclei familiari e imprese?

L’aumento dei costi per l’energia elettrica è quantificato nel 12%, considerato rispetto ai 12 mesi antecedenti.

Per contrastare gli effetti derivanti da un ulteriore incremento delle spese energetiche, il Governo ha stanziato fondi per erogare bonus sociali a favore dei nuclei familiari disagiati, ma poco o nulla si è deciso in aiuto delle realtà di impresa, ugualmente fiaccate dalle vicissitudini e dai blocchi legati alla pandemia. Il Decreto Legge Sostegni bis ha previsto solamente la proroga di una riduzione a favore delle piccole imprese.
Rientrano in questa categoria le aziende con utenze a bassa tensione, in particolare piccole attività commerciali, artigianali, di ristorazione, laboratori artigianali e professionali.
La riduzione è stata indirizzata a quasi 4 milioni di lavoratori autonomi e piccole realtà aziendali ed è stata riconfermata a seguito del primo Decreto Sostegni.

Ciononostante, le riduzioni operate per tali categorie di imprese non risultano sufficienti a contenere i costi a carico delle realtà d’impresa, che ad oggi faticano a conciliare una significativa riduzione delle entrate e un livello di uscite rimasto sostanzialmente invariato.

In questo contesto, risulta quanto mai indispensabile operare una politica attenta di gestione dei consumi, attraverso la collaborazione con un Energy Manager e l’impiego di software dedicati alla rilevazione e all’analisi dei consumi energetici, in un’ottica di contenimento dei costi e ottimizzazione delle risorse.

 

La spinta al rialzo delle materie prime: le dinamiche

Purtroppo, ad oggi non è ancora possibile affermare che le energie rinnovabili rappresentino una percentuale significativa di produzione di energia.

Il primo fattore da considerare, infatti, è strettamente legato alla disponibilità di energia prodotta con il sole e il vento che, per natura non sono sempre disponibili. Inoltre, tali fonti energetiche non sono stoccabili e, a fronte di un maggiore consumo, è indispensabile rivolgersi agli stoccaggi resi disponibili dalle fonti di energia non rinnovabile, che hanno un costo maggiore.

In realtà, a influire sui prezzi dell’energia non è solamente il meccanismo della domanda e dell’offerta, perché a influenzare tale variabile concorrono anche altri fattori.
E, in particolare, ad alimentare la notevole spinta rialzista nei confronti dei prezzi dell’energia, rientra soprattutto la prospettiva di una ripresa economica che, seppur debole, si sta piano piano facendo strada, a seguito della crisi pandemica.
Tale scenario, quindi, è stato in grado di alimentare il rialzo dei prezzi all’interno del mercato energetico e un’impennata verso l’alto dei prezzi delle materie prime. Ecco che, in questo momento, la ripresa della domanda non fa altro che alimentare il rialzo generale dei prezzi, in particolare quelli del gas naturale.
I consumi di gas, infatti, hanno registrato un aumento pressoché stabile e progressivo, anche in corrispondenza dei mesi primaverili.

Ciò ha determinato un ulteriore aumento del livello di prezzi della materia prima, anche nel secondo semestre del 2021.

Per quanto riguarda l‘energia elettrica, l’andamento dei prezzi in salita è pressoché il medesimo, se comparato a quello del gas, poiché un’accelerazione dell’incremento dei prezzi di CO2 ha contribuito in misura importante all’aumento dei prezzi dell’energia elettrica.

Analizzando i dati relativi al secondo trimestre del 2021, infatti, il PUN, acronimo di Prezzo Unico Nazionale, ha registrato un incremento di oltre il 200%, se comparato allo stesso periodo dell’anno precedente.

Il valore medio raggiunto è superiore ai 74 €/MWh, mentre nel medesimo arco temporale, durante il 2020, i dati erano di 24,8 €/MWh.

Ci troviamo, dunque, in un momento storico particolarmente difficile, questo è vero, in cui è fisiologico riassestare i costi fissi sopportati dagli impianti nel corso del 2020 e durante i primi mesi del 2021.

Tuttavia, non è semplice comprendere come la continua tendenza al ribasso del costo delle fonti di energia rinnovabile sia accompagnata da un aumento così importante delle bollette, pur sapendo che l’energia prodotta da vento e sole non può sostituirsi integralmente a quella prodotta in modo tradizionale.

Le strategie di intervento per contrastare l’andamento crescente dei costi energetici aziendali

Un’impresa che ravvisi la necessità di contenere i costi legati ai consumi energetici deve orientare le proprie azioni verso scelte consapevoli, legate all’ottimizzazione delle risorse disponibili e all’impiego di specifiche politiche interne.

In questo contesto, avvalersi della collaborazione di un Energy Manager, che implementi un’adeguata rilevazione e analisi dei consumi di una o più organizzazioni, risulta di fondamentale importanza per un’azienda, indipendentemente dal core business e dal settore di competenza.
In particolare, risulta indispensabile operare con oculatezza la scelta dei fornitori di energia, per ottenere contratti personalizzati e in linea con i propri consumi.

Poiché i player nel settore energetico sono diversi, ma non tutti assicurano servizi di qualità a costi competitivi, è opportuno considerare di sottoscrivere contratti di fornitura che prevedano prezzi variabili ma che, al contempo, offrano concrete possibilità di risparmio attraverso clausole di fixing.

Come abbiamo ampiamente dimostrato, le crisi incidono in maniera diretta sull’andamento dei prezzi delle materie prime e le fluttuazioni del mercato hanno determinato un rialzo dei prezzi.

Scegliere operatori che consentano di cogliere le opportunità di sfruttare l’abbassamento dei prezzi quando questi si verificano, rappresenta un’ottima scelta per contenere i costi energetici.

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