Venti di cambiamento per il trading di energia: proviamo ad analizzare il presente, per comprendere il futuro.

Il trading di energia e delle commodity è un settore in costante evoluzione e trasformazione.

Dopo il crollo finanziario del 2008, che appariva come un ipotetico punto di massima della volatilità (ne abbiamo parlato in quest’articolo), il mercato dell’energia non ha conosciuto tregua.

La costante trasformazione del settore produttivo, con una domanda sempre più imprevedibile, il processo di formazione dei prezzi sempre più complesso, impattato da fonti produttive agli antipodi tra loro (rinnovabili e carbone, gas e nucleare), eventi esogeni al contesto energetico ma rilevanti a livello geopolitico, hanno impattato fortemente il trading di energia.

Gli operatori sono sottoposti a un crescente stress, e le sfide operative si sommano a quelle di natura organizzativa e a quelle tecnologiche.

Proviamo quindi ad analizzare i macro-driver di questo cambiamento, tenendo conto ove possibile della loro evoluzione storica, e tentando di tracciare una possibile linea evolutiva che possa guidarci nella definizione della strategia per i prossimi anni.

Un mercato sempre più interconnesso

Il mercato delle commodity è un mercato sempre più globale e interconnesso.

Se un tempo l’operatività avveniva in modo più o meno segregato all’interno di singoli trading hub regionali, oggi assistiamo alla genesi di mercati regionali, se non addirittura nazionali, e internazionali.

Si stima che la quota di energia scambiata a livello transnazionale (Global Cross Border Trading) stia aumentando del 2.8% su base annua, con un sottostante assoluto di circa 20 TWh incrementali YoY (fonte: IEA)

I recenti eventi geopolitici, purtroppo di natura bellica (conflitto Russo-Ucraino), uniti a eventi esogeni (post-Covid, recessione economica in atto) ed endogeni (criterio di formazione del prezzo, logiche di approvvigionamento energetiche nazionali), hanno dato vita alla tempesta perfetta.

Gli effetti sono stati immediati e tangibili. Per fornire un’evidenza numerica, il PUN, Prezzo Unico Nazionale, ha toccato ad Agosto 2022 quello che è ad oggi il massimo storico, 870 €/MWh, con una media mensile nello stesso periodo di 543 €/MWh (fonte: GME). Nello stesso periodo dell’anno precedente, il prezzo medio di Agosto è stato di 112 €/MWh. Un aumento del 484%.

In un crescendo di fenomeni caotici, inteso in senso letterale, singole cause locali hanno avuto effetti estremi a livello globale, che si sono riflessi a cascata:

  • sui consumatori (aumento estremo delle bollette di energia elettrica)
  • sulle aziende, che hanno visto triplicata in un anno la spesa energetica
  • sul sistema (in Italia si stimano a rischio vivo default 120 mila aziende, con una perdita di 370 mila posti di lavoro)

Senza contare gli effetti derivanti che si manifesteranno nel medio-lungo periodo, e che ancora non possono essere stimati con precisione.

Alle prese con una volatilità estrema

In questo scenario fortemente interconnesso risulta quindi comprensibile come l’impatto delle sanzioni internazionali alla Russia, il timore di interruzioni delle forniture e le tensioni economiche globali abbiano contribuito a far sì che i prezzi dell’elettricità raggiungessero livelli storici, mai visti prima, nel 2022.

L’European Power & Gas Benchmark (la fonte su base europea ad oggi più aggiornata tra i dati avente valore ufficiale e pubblicamente consultabile) ha registrato una media per l’energia elettrica di 201 €/MWh durante il primo trimestre 2022. Il 281% in più su base annua. Si stima che il risultato finale per il 2022 toccherà un aumento vicino a +400%.

Per quanto riguarda il gas, il prezzo spot TTF è salito fino a 221 €/MWh durante Agosto, scatenando panico tra i trader, e generando una serie di effetti a catena che ha visto al suo culmine gruppi di persone bruciare le bollette nelle piazze come segno di protesta, come riportato da ANSA.

I prezzi del greggio all’inizio di marzo sono saliti ai massimi (138 USD/bbl) dall’estate del 2008 e anche i prezzi del carbone hanno raggiunto livelli record (360 €/Mt).

Le quote di CO2 hanno registrato un nuovo picco all’inizio di febbraio, salendo sopra i 96 €/t CO2. Per la prima volta dall’inizio del rally dei prezzi del gas, i prezzi del TTF hanno smesso di sostenere il prezzo delle quote UE.

I maggiori aumenti dei prezzi all’ingrosso dell’elettricità su base annua nei Paesi dell’UE sono stati registrati in Spagna e Portogallo (+411%), Grecia (343%) e Francia (+336%), con l’Italia che ha registrato il prezzo medio trimestrale più alto (249 €/MWh), superiore del 318% YoY.

Si stima che l’UE abbia speso 78 miliardi di euro per le importazioni di gas nei primi mesi del 2022 (di cui 27 miliardi di euro per le importazioni di gas russo).

Le importazioni nette di gas dell’UE sono aumentate del 10% durante questo periodo, mentre le importazioni di gas naturale liquefatto (LNG) sono aumentate del 72% rispetto all’anno precedente.

Effetti sui mercati dell’energia

Operare sui mercati delle commodity richiede il versamento di una garanzia per coprire l’esposizione creditizia degli operatori.

Questo significa di fatto allocare fondi pari al valore del sottostante, aggiustato per parametri di rischio (Margin Deposit). Tale ammontare potrà essere sbloccato una volta che il contratto sia andato in delivery e pertanto si sia annullato il rischio relativo alla consegna (fisica o finanziaria che sia).

A questo punto è comprensibile come, data la genesi del calcolo di tali margini, il prezzo dei sottostanti abbia determinato uno spike nel valore dei depositi che le energy company devono allocare a garanzia.

Secondo le stime pubblicate in Settembre da Reuters, le società di trading energetico europee dovranno versare almeno 1.5 migliaia di miliardi di euro a copertura delle loro esposizioni. Secondo quanto abbiamo potuto constatare da operatori da noi consultati, le singole margin call giornaliere (Daily Margin Call) hanno toccato valori superiori a mezzo miliardo di euro.

Cifre davvero impressionanti, mai viste prima su questi mercati, che gettano ombre nefaste sul futuro di molti operatori.

Gli analisti non hanno esitato a confermare che:

Si tratta di un momento in tutto e per tutto simile alla crisi del 2008. Siamo di fronte a un Lehman-Brothers-Moment per il comparto dell’energy trading.”

Gli effetti della pandemia

Il COVID-19 ha portato a una condizione di stress costante sui mercati di commodity.  Nel momento di picco massimo dell’allerta sanitaria i consumi energetici su un campione di paesi che includono Italia, Germania, Francia, UK e India hanno subito una flessione del -20%.

Quello che nel Marzo 2020 sembrava essere uno shock subitaneo, si è dimostrato invece essere un contesto duraturo – il cosiddetto New Normal.

I pattern di domanda dell’energia sono profondamente cambiati. Gli uffici sono tendenzialmente vuoti, i centri delle città si sono in parte svuotati. Sono cambiate le abitudini e i mezzi di trasporto.

Per contro si consuma maggiormente in casa, con impianti energetici spesso obsoleti o comunque non allo stato dell’arte.

Gli effetti del COVID-19 sul settore dell’energia sono ancora in buona parte da definire. La lettura e la ricerca stanno muovendo i primi passi nel tentativo di comprenderne la portata.

Diversi studi hanno documentato gli effetti eterogenei del COVID-19 sui rendimenti e sulla volatilità dei vari settori, ed è dimostrato che il settore energetico è stato particolarmente colpito. Utilizzando un campione di dieci Paesi, Nguyen (2020) ha documentato che i settori energetici nazionali hanno registrato i maggiori rendimenti anomali negativi.

Secondo la ricerca pubblicata sotto il titolo “The COVID-19 storm and the energy sector: The impact and role of uncertainty” (Szczygielski et al. 2021), il grado di incertezza portato dal COVID-19 avrà impatti significativi nel medio periodo, con un aggravio di tali effetti laddove la bilancia energetica dei singoli paesi sia più sbilanciata e quindi esposta alla volatilità globale.

I cambiamenti climatici

L’aumento della temperatura, come verosimile conseguenza del cambiamento climatico in atto, probabilmente aumenterà la domanda di energia globale e modificherà la generale capacità di produrre elettricità e di fornirla in modo affidabile.

In un clima più caldo, salirà il consumo di elettricità per l’aria condizionata e scenderà quello di gas naturale, petrolio, carbone e legna per il riscaldamento.

Si stima che ogni variazione di 2° comporti una variazione del 20% sulle abitudini di consumo stagionali (è ormai assodato che sia l’estate, e non l’inverno, come si potrebbe controintuitivamente pensare, il periodo di maggior consumo di energia, per le esigenze di raffreddamento degli edifici).

Le politiche energetiche globali, stabilendo soglie massime di emissioni di CO2 per i paesi (ne abbiamo parlato qui), determinano di fatto un cambiamento nelle strategie di produzione dell’energia e anche dei costi ad essa associati.

Evoluzione del mercato

Come abbiamo anche appurato nel nostro articolo a riguardo dell’evoluzione dei mercati energetici, l’energy trading è in costante evoluzione.

Le commodity energetiche sono negoziate pressoché in real-time. Le società di trading di energia stanno creando team intraday e modelli algoritmici per fronteggiare questa nuova struttura di mercato.

I mercati Over The Counter (mercati non regolamentati) stanno dando genesi a prodotti strutturati sempre più complessi e che rispondono a esigenze dei trader non percepite precedentemente, come le garanzie rinnovabili per i certificati di origine, contratti di virtualizzazione di asset sempre più complessi (PPAs & Swing), opzioni, etc.

I trader dovranno quindi far fronte, sia a livello di competenze che di gestione di portafoglio, ad un ventaglio di prodotti sempre più ampio e, in via generale, di crescente complessità e valutazione.

La decentralizzazione

Spinto dallo sviluppo delle energie rinnovabili, da tecnologie sempre più accessibili e da un crescente desiderio di autonomia energetica, un modello energetico decentralizzato sembra essere il futuro delle reti energetiche, in particolare dell’elettricità.

Le centrali elettriche su larga scala vengono sostituite da produttori di energia rinnovabile su scala ridotta. Termini come scambio di energia P2P (Peer to Peer) e comunità energetiche sono ormai consueti nel vocabolario di un energy trader.

Grazie alle Smart Grid, si possono ipotizzare (e già diversi progetti pilota sono realtà in più parti del mondo) centri localizzati (rispetto al consumo dell’energia stessa) di produzione di energia, ad esempio fonti fotovoltaiche private o energia eolica locale per singoli quartieri, o comunque municipalità.

Gli impatti, per i consumatori finali (o per meglio dire, Prosumer, come viene definito il produttore-consumatore in questo contesto), sono rilevanti.

Si stima che, in uno scenario ipotetico di un’abitazione completamente autosufficiente dal punto di vista dell’energia elettrica, e dotata di colonnina di ricarica per veicoli elettrici (auto, ebike) si traduca in un risparmio annuo di oltre 4’000 euro rispetto a una casa convenzionale riscaldata a gas e dotata di mezzi di trasporto a combustione.

Secondo l’IRENA (l’Agenzia Internazionale per le Energie Rinnovabili), i costi di produzione dell’energia solare sono diminuiti dell’85% tra il 2010 e il 2020. L’autoproduzione di energia è sospinta anche dai prezzi sempre più proibitivi dell’energia, e da incentivi di natura statale (es. Ecobonus) come dimostra il generale picco di installazioni di pannelli solari avvenuto nell’ultimo biennio.

Tuttavia, gestire i flussi di lavoro e le attività di marketing correlate a uno scenario tanto frammentato, e privo per definizione di un’organizzazione centralizzata, diventa una sfida spesso troppo grande per le energy company tradizionali.

In tale contesto il trading di energia diventa TaaS (Trading-as-a-Service), un servizio eseguibile conto terzi per rendere disponibile l’accesso al mercato a operatori di dimensioni ridotte o comunque non interessati a costruire know-how e infrastruttura necessaria a gestire tutto l’iter.

Trasformazione Digitale

Tra i fattori che stanno trasformando il mercato dell’energia non potevamo non citare il cambiamento tecnologico in atto.

Il cambio di paradigma in tal senso ha colpito diversi aspetti. Le energy company sono diventate realtà tech-driven.

Il retail ha subito una profonda trasformazione ad esempio nel rapporto con i clienti (evoluzione dell’enertech, funnel di acquisizione clienti dispositivi e web-based), sia per quanto riguarda i processi post-vendita. Intelligenza artificiale nella gestione dei rapporti con i clienti, algoritmi di natural language processing (NLP) per comprendere il tono di gravità delle missive della customer base, flussi di triage automatico, sono realtà in molte aziende energetiche.

Il trading desk utilizza tecniche di computazione avanzate come modelli di Deep Learning e algoritmi predittivi dei prezzi delle commodity. Gli scenari di mercato sono generati in real-time grazie a input attinti da diverse fonti, ad esempio dati meteo, domanda e offerta, disponibilità degli impianti.

L’hardware si è smaterializzato, diventando totalmente cloud-based.

La mole di dati sottostante il deal life cycle dell’industria energetica è imponente. Architetture come Data Lake e Big Data sono all’ordine del giorno nelle aziende energetiche. Figure come Big Data Engineer e ricercatori con qualità verticali nell’analisi di grandi moli di dati sono lo standard di settore.

L’evoluzione è stata forse ancora più drastica se consideriamo quanto stia accadendo nel contesto produttivo dell’energia. Da tecnologie che consentono di catturare la CO2 direttamente dall’atmosfera nei dintorni degli impianti produttivi, a copie digitali di impianti di produzione (Digital Twin) che permettono di efficientare la manutenzione o il ciclo produttivo delle centrali elettriche, la trasformazione digitale è nella sua fase di accelerazione. Gli impatti saranno evidenti nel medio-lungo periodo, con effetti non ancora del tutto prevedibili.

Cosa ci aspettiamo per il futuro dell’energy trading?

Ci aspettiamo che questi trend continuino anche nel medio-lungo termine, con una magnitudo ancora maggiore.

  • I mercati dell’energia saranno sempre più connessi e dipendenti da eventi locali con portata globale.
  • I prezzi delle commodity energetiche saranno sempre più volatili, con oscillazioni dei prezzi radicali e supportati dai precedenti estremi verificatisi durante il 2022.
  • L’evoluzione dello stile di vita porterà a non prevedibili cambiamenti nello scenario energetico. Mobilità elettrica, Smart Cities, Prosumer. Fenomeni da osservare con attenzione e accogliere per portarsi in posizioni di vantaggio rispetto ai competitor.
  • L’attenzione al clima e all’impatto della produzione di energia sull’ambiente sarà sempre maggiore e maggiore sarà la pressione di lobby e politici per la modifica delle strategie energetiche dei singoli paesi.
  • Il trading di energia sarà sempre più complesso e riservato a professionisti altamente specializzati, con competenze finanziarie e tecnologiche elevate, al pari del mondo della finanza strutturata. Soluzioni di trading automatico e modelli di forecast dei prezzi sempre più evoluti prenderanno piede nell’immediato futuro.
  • La velocità del cambiamento tecnologico aumenterà anche esponenzialmente. Le aziende energetiche dovranno effettuare un cambio di posizionamento, diventando di fatto tech company. La tecnologia sarà uno dei driver principali nel sancire la competitività di un’azienda sul mercato dell’energia nei prossimi 5 anni.
  • Il mercato dell’energia è sempre più competitivo. Se vent’anni fa era sufficiente “essere sul mercato” per ottenere spesso margini importanti, oggi i margini vanno riducendosi, se comparati ai crescenti rischi. Il trading di energia non è più elitario, ma un mercato liquido e estremamente dinamico, dove nessuno è “too big to fail”.
  • Il trading di energia si sta espandendo su settori attigui. Molte energy company stanno aprendo desk dedicati al trading di prodotti ambientali, biofuel, certificati di CO2, piuttosto che inserendo nel proprio paniere prodotti relativi alla copertura dei bisogni dei grandi energivori, ad esempio alluminio e altre materie prime.
  • Il Trading-as-Service è un modello di business emergente per il settore che conquisterà sempre più piede, abbattendo le barriere di accesso al mercato.
  • La capacità di analizzare rapidamente grandi quantità di dati sarà sempre più determinante, un vero vantaggio competitivo per gli operatori sui mercati dell’energia.

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