Il valore di un energy manager per un’azienda

Se stai valutando l’opportunità di comprendere un Energy Manager nell’organigramma aziendale, oppure di reclutare questa figura professionale in qualità di collaboratore esterno, potresti nutrire qualche dubbio sul valore aggiunto che un profilo relativamente recente potrebbe apportare alla tua organizzazione.

Anche se l’Energy Manager è una figura gestionale piuttosto nuova, nel panorama delle professioni emergenti, il suo ruolo è progressivamente riconosciuto, sia a livello istituzionale, sia a livello di grandi imprese, che rispetto all’anno precedente registrano un incremento di assunzioni di Energy Manager.

Per comprendere appieno il valore dell’Energy Manager e come questo professionista possa determinare una riduzione dei costi aziendali, con riferimento alle spese per l’energia, la guida che segue si propone un utile quadro riassuntivo dei principali elementi di intervento di un profilo gestionale sempre più richiesto e dotato di skill specifiche.

La crescente rilevanza assunta dall’Energy Manager, nelle organizzazioni di medie e grandi dimensioni, è corroborata anche dalle ultime novità introdotte a livello normativo, e dalla conseguente tendenza alla semplificazione delle nomine di questo professionista nell’ambito delle istituzioni e delle aziende strutturate.

Come determinare il valore aggiunto dell’Energy Manager: l’analisi dei costi energetici

 

Tra le principali mansioni dell’Energy Manager rientra l’analisi dei costi energetici, che nella maggior parte dei casi risultano superiori al budget previsionale, presentando scostamenti talvolta molto rilevanti.

Pertanto, uno dei principali compiti dell’Energy Manager sarà quello di ridurre l’impatto energetico attraverso una gestione specializzata dei relativi costi e una conseguente riduzione delle spese di energia nel bilancio annuale dell’organizzazione di riferimento.

Poiché le spese energetiche ricoprono un’ingente voce di spesa nei bilanci delle aziende, dovrebbe essere percepita, dalla stragrande maggioranza degli amministratori delegati, la priorità nel conseguimento delle sua riduzione.

In questo contesto, l’Energy Manager è una figura di primo piano nella gestione oculata dei costi energetici, attraverso l’analisi dei costi, la convalida delle fatture dell’energia e l’implementazione di strategie di medio e lungo periodo, che consentano di ottimizzare spese e consumi.

Per raggiungere gli obiettivi prefissati e risultare di reale valore aggiunto per l’organizzazione in cui è impiegato, l’Energy Manager deve potersi avvalere di un team dedicato e di software specifici per elaborare in tempo reale un’elevata quantità di dati, in particolare quelli sui consumi energetici registrati dai contatori primari e secondari dei buildings oggetto dell’analisi.

Solo implementando una corretta strategia l’operato di questa nuova figura professionale potrà determinare un maggiore ritorno negli investimenti, aggiungendo valore alle politiche di Corporate Social Responsibility e rispettando gli standard qualitativi previsti dalle normative, in particolare la ISO 14001 e ottenere le certificazioni di sostenibilità.

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I principali quesiti da porre per comprendere se un’organizzazione ha bisogno di un Energy Manager

Per verificare se la tua azienda può realmente beneficiare della posizione di Energy Manager, le domande chiave che un amministratore delegato deve porsi sono le seguenti:

1. Quanto ritenete che i costi energetici incidano sul bilancio annuale della vostra azienda?

2. Avete ricevuto dagli azionisti o dai soci richieste specifiche per la riduzione dei costi energetici o inerenti lo sviluppo di progetti in tale ambito?

3. Pensate di avere bisogno di aumentare l’autoconsumo attraverso energie rinnovabili?

4. Avvertite la necessità di migliorare il report CSR?

5. Avete ricevuto proposte di miglioramento delle performance energetiche provenienti dall’esterno, ma non siete stati in grado di presentarli all’assemblea dei soci o agli azionisti?

Se anche una delle risposte a queste domande è positiva, l’integrazione dell’Energy Manager nello staff aziendale potrebbe apportare notevole valore aggiunto all’intera organizzazione aziendale.

 

I principali sistemi di integrazione dell’Energy Management nella tua organizzazione

Indicativamente, vi sono due opzioni di reclutamento dell’Energy Manager in un’azienda, che possono essere raggruppati in parametri superiori e inferiori ai 3 milioni di euro. Infatti:

  • per imprese che registrano consumi superiori a 3 milioni di euro in un anno, la prima ipotesi valida è quella di assumere un Energy Manager full time, con la piena gestione di un team di lavoro e software per l’analisi e l’elaborazione dei dati. Lo specialista dovrà possedere adeguata formazione ed esperienza, secondo il profilo del cliente (industriale, terziario, multipoint, internazionale);
  • in alternativa, è raccomandabile reclutare un team esterno, predisponendo parallelamente attività di promozione e condivisione di alcune parti del progetto con il personale interno e la condivisione della responsabilità del progetto con i responsabili CSR.

Per profili di clienti con consumo annuo inferiore ai 3 milioni di euro, invece, vi sono due possibilità:

  • assunzione di una società di collaborazione esterna e applicazione di un contratto di risparmio condiviso. L’obiettivo sarà quello di analizzare i miglioramenti nei modelli di acquisto di energia. Per quanto riguarda l’appalto, questo dovrà presentare un prezzo di mercato, evitando realtà imprenditoriali con prezzi superiori. La responsabilità di gestione dovrà essere assegnata a un responsabile interno e al resto del personale dovrebbero essere garantiti bonus specifici, in linea con il risparmio energetico conseguito;
  • lasciare il progetto nelle mani di responsabili della manutenzione, di matrice interna oppure esterna, e predisporre contratti con aziende esterne, le quali possano vantare notevole esperienza nel settore energetico.

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La riduzione dei consumi energetici: come l’Energy Manager può contribuire a realizzarla

Le principali attività che consentono al team di Energy Management di raggiungere gli obiettivi prefissati nel progetto di risparmio energetico si concretizzano nelle seguenti:

  • controllo dei consumi;
  • sviluppo e gestione di programmi di controllo negli edifici;
  • sviluppo e implementazione di programmi di efficienza energetica negli impianti;
  • sviluppo delle energie rinnovabili per l’autoconsumo;
  • ricerca e prima applicazione di nuove tecnologie;
  • implementazione di contratti di risparmio condiviso;
  • sviluppo di una maggiore consapevolezza del risparmio energetico in azienda;
  • elaborazione e diffusione di manuali sulle best practices da applicare per ottenere il contenimento dei consumi energetici;
  • definizione di programmi di ricerca e sviluppo con ricerche di finanziamenti per nuovi progetti;
  • analisi e selezione dei fornitori energetici.

Dall’elenco di attività appena menzionato è evidente che l’operatività dell’Energy Manager presuppone un ambito di competenza vasto e variegato, ma anche altamente tecniche e specifiche.

 

Il potenziale risparmio economico che l’Energy Manager può far conseguire all’azienda

La domanda relativa al risparmio potenziale che l’Energy Manager e il suo team possono far ottenere all’azienda in cui operano è il principale quesito che si pongono gli amministratori delegati delle organizzazioni.

Allo stesso tempo, si tratta di uno dei punti più difficili da sviluppare, perché la quantificazione finanziaria del risparmio energetico dipende da una serie di variabili e dalla tipologia di attività svolta.

Un approccio possibile, nella determinazione del risparmio globale all’interno di un’azienda o gruppo di imprese, è quello di considerare differenti punti di inizio, in funzione delle azioni già intraprese per conseguire il contenimento dei costi.

Le ipotesi di risparmio energetico, quindi, sono:

  • 40% se non sono state intrapresi progetti e azioni, e la tua azienda dispone di multipoint in diversi Paesi del mondo;
  • 35% se il focus è sugli asset;
  • 30% nel caso in cui siano stati operati cambiamenti a favore della tecnologia a LED, ma nulla di più;
  • 20% se i progetti sono stati sviluppati attraverso l’ausilio del personale interno e, quindi, senza qualifiche specifiche;
  • 15% se hai già realizzato progetti con la collaborazione di team esterni, con contratti di subappalto.

Le percentuali sopra riportate sono utili per determinare, in una fase iniziale di stima, il risparmio che è possibile conseguire attraverso l’operatività dell’Energy Manager e della sua squadra, anche se è raccomandabile un’attenta considerazione del proprio settore di attività e di altre variabili che possano incidere in modo significativo sui consumi.

 

La nomina dell’Energy Manager e l’obbligatorietà della sua figura professionale: cenni normativi

Alcune organizzazioni hanno l’obbligo di nominare, con cadenza annuale, un Energy Manager, con l’obiettivo di incrementare la consapevolezza dell’uso dell’energia, identificare le aree di miglioramento e conseguire un risparmio in termini finanziari.

Vi sono alcuni ambiti in cui le aziende devono tassativamente nominare un Energy Manager, in funzione dei consumi registrati nel corso dell’annualità precedente.

In particolare, sono obbligati alla designazione di questa figura professionale:

  • le aziende che operano nel settore industriale e che hanno consumato un quantitativo di energia superiore a un equivalente di petrolio di 10 mila tonnellate.
  • i soggetti attivi nei settori civile, terziario e dei trasporti, con consumi registrati superiori a 1000 tonnellate di petrolio.

Nel nostro Paese, la legge 10/1991, corredata di successive circolari, disciplina l’obbligatorietà di nomina dell’Energy Manager.

Attualmente, solamente una parte minima di aziende che beneficiano della riduzione degli oneri di sistema ha l’obbligo di nominare un Energy Manager, considerando che, dall’inizio del 2018, il tetto di consumi necessario per l’iscrizione negli elenchi dei cosiddetti energivori è pari a 1 GW/h all’anno. Si tratta di un valore nettamente inferiore alla soglia prevista dalla legge per la nomina dell’Energy Manager.

Con riferimento agli adempimenti che le organizzazioni obbligate alla nomina devono portare a termine, entro il 30 aprile di ogni anno vi è la comunicazione del nominativo dell’Energy Manager designato, che può essere un professionista dedicato oppure, nelle realtà più piccole, un consulente esterno.

Le liste degli Energy Manager nominati sono gestite dalla FIRE, acronimo di Federazione Italiana per l’Uso Razionale dell’Energia, su disposizione del Ministero dello Sviluppo Economico.

Per quanto riguarda la procedura di nomina degli Energy Manager, questa prevede l’inserimento dei professionisti attraverso la piattaforma informatica NEMO, realizzata dalla FIRE stessa e che contiene il modulo di nomina, da compilare con le informazioni richieste.

Per assolvere in modo puntuale alla nomina dell’Energy Manager, la FIRE ha messo a disposizione sul web un documento con le linee guida.

Indipendentemente dall’obbligatorietà, prevista dalla normativa vigente, della nomina di un Energy Manager, tutte le aziende possono naturalmente designare questo professionista all’interno della propria organizzazione, e quindi anche laddove le soglie di consumi risultino inferiori a quelle indicate nel testo legislativo.

Infatti, qualora gli amministratori delegati ravvisino la necessità di uno o più interventi, volti alla razionalizzazione nell’impiego dell’energia e, in generale, all’efficientamento della struttura, possono affidare tale compito a un professionista dedicato.

In tutti i casi, un aspetto da non sottovalutare riguarda la previsione di un software specifico, che supporti l’Energy Manager e il suo team nell’elaborazione dei dati sui consumi, per poterli comparare con quelli delle fatture e predisporre adeguati piani di efficientamento energetico.

 

La rilevanza dell’Energy Manager nel settore industriale e pubblico

L’importanza che l’Energy Manager riveste, attualmente, nei settori industriale e pubblico, è un quesito a cui un rapporto stilato dal FIRE nel 2019 cerca di rispondere in modo esaustivo.

Il documento evidenzia anche l’incremento di impiego dell’Energy Manager nelle organizzazioni e che risulta pari all’11% negli anni compresi tra il 2012 e il 2018, con un dato confortante riguardo alle nomine non obbligatorie.

Infatti, dei 2.391 Energy Manager designati nell’ultimo anno oggetto dell’indagine, 1.633 appartengono a soggetti obbligati, mentre i restanti 758 sono stati nominati da strutture non nominate, con un’evidenza nella consapevolezza della necessità di operare un efficientamento energetico crescente.

Il settore industriale è quello che registra il maggior numero di nomine volontarie, considerando gli elevati consumi di energia.

Un recente aggiornamento del report, che è stato predisposto tra i mesi di aprile e agosto 2020, ha l’obiettivo di confrontare gli ultimi dati a disposizione con quelli rilevati all’inizio dell’indagine.

Gli elementi più interessanti riguardano la prospettiva di una crescita ulteriore dell’impiego dell’Energy Manager nel prossimo futuro, con l’aspettativa di un incremento del 30%, soprattutto nelle organizzazioni non obbligate alla nomina dell’Energy Manager.

In questo contesto è chiaro che la figura dell’Energy Manager assume un valore sempre crescente nei diversi contesti aziendali, anche perché i professionisti coinvolti hanno dimostrato di aggiornarsi continuamente su specifiche tematiche e procedure, soprattutto normative e informatiche, vantando competenze specifiche e spendibili in ambiti differenti, da quello industriale a quello della Pubblica Amministrazione.

Per quanto riguarda le diverse soluzioni adottate per il controllo dei consumi energetici, oltre il 60% degli Energy Manager compreso nell’indagine del report ha implementato azioni concrete per eliminare gli sprechi, essenziali per interventi successivi nella direzione dell’efficientamento energetico.

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